Questione di cuore

Questione di…cuore.

Può sembrare il racconto di una storia d’amore qualsiasi, ma un cane, sì avete capito bene, un cane è a renderla speciale.
E’ l’incontro con Urlo, il piccolo labrador giallo di mia sorella che ha trasformato il mio terrore per i cani in una vera e propria ricerca di contatto, di confidenza e di…amore con questi esserini che poco “vogliono”, ma tanto danno!

Tutto è cominciato un giorno quando, andando a trovare mia sorella, sono “costretta” a conoscerlo.
Io, che nella mia vita non ho mai avvicinato
nessun cane, che attraversavo la strada
se sul marciapiede che percorrevo ne vedevo arrivare uno al guinzaglio col suo padrone, ebbene proprio io, quel giorno di 4 anni fa, incontravo Urlo.

Ricordo quel mucchietto bianco tenuto al guinzaglio che scodinzolava e che non vedeva l’ora di saltarmi addosso per fare la mia conoscenza; guaiva, tirava, voleva a tutti i costi, con la sua rosea linguetta, accarezzarmi…e le parole di mia sorella che mi annunciava che l’avrebbe liberato e altro non dovevo fare che rendermi disponibile ai suoi “assalti”mostrandogli il mio “lato B” qualora non reggessi alla sua gioia. In quel momento capii che non avevo scampo: lasciarmi travolgere dalla vivacità di quel nuovo “parente” o andare via.
Così lasciai che lo liberasse aspettando con terrore la mia morte!

Meraviglia delle meraviglie: quel cosetto peloso dopo essersi avvicinato per annusarmi e aver fatto sbattere la sua coda festosa contro le mie gambe si calmò, accucciato ai piedi della sua padrona e…sembrava aver perso ogni interesse per me.

Ho così pensato che non era poi così pericoloso o terrorizzante convivere con un cane.

Ma era ancora troppo presto per poter dire che mi ero liberata da una paura che mi accompagnava da quarant’anni.

Trascorsi qualche giorno a casa di mia sorella aprendo con cautela la porta della camera da letto quando dovevo uscire, per “paura” che Chicco (sì, oramai per me era Chicco) mi saltasse addosso, felice di vedermi, o difendendomi con un’”arma” fatta col giornale se voleva assolutamente entrare in contatto con me; non capiva proprio perché lo tenessi così a distanza!

Non c’è voluto molto tempo per sentire che la sua capacità di amare e farsi amare è così fuori dall’ordinario da far dimenticare tutti i tuoi guai.

Non è stato difficile farsi intenerire dai suoi occhioni languidi, quando a pranzo elemosinava un bocconcino…
Era ora di ritornare a casa, salutai il piccolo Urlo e partii.

La serenità e la gioia di vivere che mi aveva trasmesso in quei giorni mi fece riscoprire quel senso di meraviglia che ognuno di noi non dovrebbe mai perdere. Ero appena ritornata a casa e la magia fu che mi mancava: sì, il piccolo Urlo mi stava guarendo…  

Gli incontri si fecero frequenti; ogni qualvolta il mio lavoro me lo consentiva, raggiungevo mia sorella e lì avevo modo di ritrovare Urlo. Il lasso di tempo che intercorreva tra una visita e l’altra, faceva sì che il “caro nipote” volesse mostrarmi tutto il suo affetto in una sola volta, costringendomi ad immediati contatti del “terzo tipo”.

Il desiderio di incontrarlo era enorme, ma la paura era ancora lì in agguato…
Era trascorso un bel po’ di tempo da quando conobbi Urlo, lui mi riconosceva quando ci ritrovavamo ed io cominciavo a mostrare sicurezza, disinvoltura e facile condivisione degli spazi: il mio Chicco cresceva e tutta la sua esuberanza giovanile cedeva il passo alla saggezza dell’età matura. Ecco, ora era il cane giusto per me.

Mi lanciavo in atteggiamenti strettamente confidenziali: mi permettevo di abbracciarlo, donargli bacetti su quel suo capoccione…era fatta, ero guarita.
Che fatica superare la mia paura-avversione per i cani!



Ma un bel giorno una sorpresa annunciata mi attendeva. Di cosa si trattasse proprio non riuscivo ad immaginare… Arrivai da mia sorella: i soliti affettuosi saluti, i salti acrobatici del saggio Urlo…poi tutti accomodati sul divano attendiamo la sorpresa.
Ma chi è quella buffa palla pelosa che corre felice di conoscerci lungo il corridoio?
Noooooooo, un altro cane?

Non ebbi il tempo per pensare cosa fare perché quel peluche era già intorno a me, saltellando su quelle ridicole zampette, sorridendo e slinguazzando a più non posso.

La sua faccia somigliava a quella dei clown con il sorriso stampato, ma nascondeva una furbizia  e un caratterino da “signorina rompic…..”.
Continuava a dimenarsi, muovendo quel suo culetto come una ballerina della danza del ventre…ma era troppo simpatica per tenermi alla larga da lei; infondo era un microbo, rotolava, non avrebbe potuto farmi niente.

Pensai di usare la saggezza di Urlo: la guardava con occhi languidi, carichi di sopportazione, sembrava quasi che dicesse: “la finisci di dare spettacolo?”.
Ma non riuscii a resisterle: cominciai ad accarezzarle il pancino, la testolina quadrata, morbida e…fu secondo amore.

Joy, sì così si chiama, mi aveva completamente conquistata!

Ed oggi che ha due anni, dopo avermi fatto provare i suoi baci a stampo, proprio sulla bocca, dopo aver imposto la sua volontà nell’accomodarsi sulle mie gambe, oggi siamo così “intime” da permettersi di fare finta di addormentarsi, poggiando il suo faccione su di me, impedendomi di alzarmi, ma soprattutto perché sa che mia sorella non la scaccerebbe mai dal divano quando ci sono io.



 
La cara Joy sa che anche lei ha contribuito al percorso di guarigione cominciato con Urlo.


Anche lei è un cane speciale che ti parla con i suoi occhi pieni di espressione, che ti dà conforto e ti conduce in quella parte di esistenza semplice e pregna di significato “divino”, dove il vero senso della vita è amore incondizionato.


Claudia D'Errico

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